Sharon Lopatka: la donna che voleva essere torturata a morte

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    Alessandro Stripe
    Moderatore
    CH
    La macabra storia di Sharon Lopatka, la donna che voleva essere torturata a morte, è un caso di apparente omicidi consensuale accaduto il 16 ottobre del 1996, che fece discutere davvero moltissimo, ma andiamo con ordine.

    La storia:

    Sharon era la prima di 4 figlie. I genitori erano ebrei ortodossi e membri della congregazione di Beth Tfiloh, della quale suo padre Abrahm era cantore della sinagola.
    Cresciuta a Baltimora, nel Maryland, Sharon veniva descritta come un’alunna normale, che scriveva per la rivista scolastica, faceva parte di una squadra sportiva e cantava nel coro della scuola. Si diplomò alla Pikesville High School nel 1979 e nel 1991, a soli 30 anni, si sposò con Victor, un operaio edile a Ellicott City, nonostante i suoi genitori non approvavano la loro relazione. Secondo molti conoscenti convolò a nozze troppo rapidamente con il solo scopo di evadere dalle rigide regole famigliari, e di potersi finalmente creare una vita ed una famiglia propria.

    Il mondo del lavoro:

    Nel 1995 inizia un’attività pubblicitaria online per sponsorizzare dapprima alcuni prodotti aziendali e la letteratura psichica, ma in breve tempo passò a contenuti pornografici con lo pseudonimo di Nancy Carlson. Nel suoi spazi online solitamente descriveva donne sotto l’abuso di droghe, ipnotizzate o stordite impegnate in pratiche sessuali tra di loro.
    Durante quel periodo vendette persino degli indumenti intimi con un’originale pubblicità la quale recitava: “C’è qualcuno là fuori interessato ad acquistare le mie mutandine consumate. Quindi perché non accontentarlo?”
    La Lopatka iniziò questa sua attività con siti che confluivano in chat e telefonate a pagamento, per poi passare a pubblicizzare video pornografici ed infine si dedicò alla produzioni di quest’ultimi in prima persona. Sharon si mostrava all’interno dei suoi filmati in pose e atteggiamenti provocanti e decisamente inequivocabili.
    Non si è mai capito se Victor fosse a conoscenza di questi fatti e che la moglie iniziava a far parte di un mondo sempre più perverso ed estremo, andando sempre più oltre la semplice pornografia. Fu proprio in quel periodo che Sharon iniziò a coltivare e mostrare i primi sintomi del suo desiderio sessuale di essere torturata oltre ogni limite immaginabile.

    Robert “Bobby” Glass:

    Robert Glass, il nostro futuro assassino, lavorava come analista informatico per il governo, in un’azienda con sede in Caroline del nord.
    Per 14 anni, fino a maggio del 1996, Robert è stato sposato con Sherri, la quale gli aveva donato due figlie ed un figlio. Quando sua moglie decise di leggere le sue chat, insospettita dal tempo che Robert passava davanti al computer si trovò davanti ad una realtà troppo spinta e violenta per lei.

    Le chat:

    I nostri due protagonisti si conobbero per la prima volta nell’agosto del 1996, ovviamente attraverso una chat pornografica. I due si scambiarono davvero molti messaggi, secondo le indagini ufficiali parliamo di quasi 900 pagine, dove nella paggior parte dei casi la donna parlava del suo desiderio di essere torturata dall’uomo. All’interno dei suoi messaggi inoltre spiegava addirittura come intendeva realizzare la propria fantasia, in ogni minimo dettaglio.
    Sharon in un messaggio gli chiese di soddisfare la sua fantasia, invitandolo a legarla e strangolarla fino a farle raggiungere un orgasmo e Glass, rispose al suo messaggio con grande entusiasmo, affermando che non vedeva l’ora di poterla soddisfare.

    L’incontro:

    Il 13 ottobre del 1996 Sharon Lopatka disse a suo marito che si sarebbe recata in Georiga per incontrare degli amici. La donna lasciò anche un messaggio decisamente agghiacciante che recitava: “se il mio corpo non verrà ritrovata, non preoccuparti, sappi che sono in pace.”
    Victor ovviamente, appena trovò il biglietto chiamò subito la polizia, ma ormai era già troppo tardi. A quanto pare Victor sapeva della chat tra la moglie e Glass così, indirizzò subito gli inquirenti a casa dell’uomo.

    Le indagini e la perquisizione:

    Gli agenti iniziarono a monitorare Glass per diversi giorni, credendo che Sharon fosse ancora viva e che si era trasferita a casa dell’amante. Il 25 ottobre però, non avendo visto nemmeno una volta la donna uscire dall’abitazione, gli inquirenti decisero di fare irruzione. Gli investigatori perquisirono la casa di Robert mentre quest’ultimo si trovava al lavoro. All’interno dell’abitazione trovarono diversi oggetti personale di Sharon, oggetti per il bondage, giocattoli sessuali e diverse sostanze illegali. Sul suo computer inoltre vennero trovate diverse immagini e video di sesso estremo e peggio ancora di pornografia infantile.
    Mentre la casa veniva perquisita gli inquirenti non ci misero molto a notare un cumulo di terreno nei pressi della casa molto dubbio. Decisero di scavare e sotto circa due metri di terra e rifiuti, trovarono i resti decomposti di Sharon Lopatka.

    L’arresto e la condanna:

    Robert Glass venne arrestato sul luogo di lavoro. Venne accusato di omicidio di primo grado e venne subito condotto nel carcere della contea di Caldwuell. Venne anche accusato ed incriminato per il possesso di materiale pedo pornografico.
    Il 27 gennaio del 2000, Robert si dichiarò colpevole di omicidio volontario, sfruttamento sessuale e detenzione di materiale pedo pornografico.
    Venne condannato a 53 mesi di carcere per l’omicidio di Sharon e a 26 mesi per il possesso di materiale pornografico infantile.
    Pensate che Glass quando ammise di aver realizzato la fantasia di Sharon, affermò che la morte della donna era avvenuta in seguito ad un incidente. Infatti l’uomo dichiarò: “non so quanto ho tirato la corda, ma non ho mai voluto farla fuori veramente.” Ma nonostante le dichiarazioni di Robert la polizia descriveva la morte di Sharon come intenzionale, sottolineando come le loro mail ne erano la prova schiacciante.

    La morte:

    Robert Glass venne a mancare in prigione il 20 febbraio del 2002 a causa di un attacco cardiaco.
    Questa vicenda ha ispirato il film del 2008 intitolato “downloading Nancy” e ovviamente ha sollevato diverse discussioni sulle colpe effettive che ebbe l’uomo durante la vicenda.

    Voi, avete visto il film in questione?
    Ma soprattutto, cosa ne pensate di questo omicidio? Quanta colpa ha davvero Robert Glass se i fatti sono davvero questi?

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    Francesco Monti
    Amministratore
    IT
    Non conoscevo ne la storia ne il film. Ma come si puo’ volere essere torturati dico io? Ci deve essere qualche problema psicologico pregresso, perforza! La colpa Glass ce l’ha in ogni caso. Non si puo’ in nessun modo nemmeno pensare di fare cio’ che lui ha fatto!
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