La tortura bianca

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    Alessandro Stripe
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    CH
    Si tratta di una sevizia ideata secondo la storia dall’Iran, ideata e messa a punto per i loro prigionieri politici.

    In pratica  il prigioniero viene sottoposto ad una deprivazione sensoriale completa. Rinchiuso in una camera quadrata insonorizzata e luci messe in modo da non creare ombre Ogni cosa che entra in contatto col prigioniero deve essere di colore bianco. Le guardie non si fanno mai vedere ed indossano dei calzari imbottiti in modo da non creare alcun rumore durante i loro movimenti. Ovviamente la camera è completamente insonorizzata, impedendo alla vittima di poter sentire qualsiasi rumore proveniente dal mondo che c’è fuori da quella straziante stanza.
    Dicono che col passare del tempo si perda l’uso dei sensi, inoltre si viene nutriti unicamente con riso bianco, perdendo successivamente anche il gusto e l’olfatto.
    La cella ovviamente è priva da ogni oggetto superficiale, tutto quello che si trova al suo interno ha una superficie liscia.
    Secondo chi gli studiosi l’alienazione che arriva in poche settimane, porta ad avere allucinazioni e ad una totale disperazione.
    Così facendo, quando hanno bisogno di una confessione, gli aguzzini iniziano a manipolare la tua fragile mente, dicendoti quello che non vuoi sentirti dire fino a quando, crolli e confessi tutto, anche quello che non hai mai realmente fatto.

    Un esempio simile a questa tortura possiamo trovarlo come sfondo sul numero 212 di Dylan Dog, Necropolis, distribuito nel maggio del 2004.

    Se siete interessati ad approfondire questa tortura vi consiglio di andare a leggere le testimonianze di Seyyed Ebrahim Nabavi. L’uomo, uno dei più importanti ed autorevoli giornalisti iraniani, ha raccontato in diverse occasioni di questa sevizia. Sottolineando soprattutto come quello che ha passato nel Carcere di Evin (in Iran), gli ha rovinato completamente la vita.

    “Da quando ho lasciato Evin non riesco più a dormire senza assumere sonniferi. La solitudine non ti abbandona mai, anche una volta che vieni liberato. Tutte quelle porte che ti si chiudono dentro… Ecco perché la chiamano “la tortura bianca”. Ottengono quello che vogliono senza colpirti fisicamente. Conoscono abbastanza di te per manipolarti con quello che ti dicono: possono farti credere che il presidente è stato deposto, che hanno rapito tua moglie, che qualcuno di cui ti fidi ha rivelato loto delle menzogne su di te. Comincia a rompersi qualcosa dentro. E quando ciò avviene, ti hanno in pugno. E allora confessi tutto.”

    Voi cosa ne pensate?
    È una tortura che all’apparenza potrebbe sembrare non poi così devastante, ma i pochi testimoni che vi sono usciti giurano l’esatto opposto.

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    Francesco Monti
    Amministratore
    IT
    No sicuramente devastante, una sofferenza mentale inimmaginabile se non da chi l’ha provata sulla propria pelle. Articolo molto interessante.
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