Issei Sagawa: da cannibale a Star

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    Alessandro Stripe
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    Issei Sagawa ha assassinato e mangiato alcune parti di una sua compagna di università, Renèe Hartevelt. Sebbene abbiamo commesso un solo omicidio, e quindi non si tratta di un serial killer, oggi voglio raccontarvi la sua storia, di come sia riuscito a diventare una star, dopo aver ucciso una giovane innocente.

    La storia:

    Issei Sagawa nacque a Tokyo l’11 giugno 1949. Come racconterà poi, con un sorriso sulle labbra, sin da bambino Issei era ossessionato dal cannibalismo. Lui stesso ricorda un gioco che faceva con lo zio: quest’ultimo impersonava un mostro mangiatore di bambini che prendeva i nipoti sottobraccio e correva per la casa con l’intenzione di trovare una pentola per cucinarli. Si tratta sicuramente di un gioco innocente, simile a quello che fanno in molti coi propri figli o nipoti ma secondo Issei, fu quel gioco a dare inizio alla sua perversa ossessione. Questa orrenda pratica, non solo popolava i suoi sogni notturni, ma influenzò anche le sue letture e la sua passione per l’horror.

    Con l’adolescenza, l’argomento acquistò un lato di appagamento sessuale. Infatti il killer dichiarerà che quando incontrava una bella ragazza sentiva il forte impulso di mangiare la sua carne. Molto intelligente e bravo a scuola, Issei era però fisicamente debole e spesso colpito da malattie. Durante il periodo scolastico inoltre era spesso preso in giro per la sua bruttezza, per la bassa statura e per l’aspetto gracile. Commenti che lo segnarono profondamente nell’animo. Già allora Issei cominciò a mostrare segni di squilibrio a tal punto che gli psichiatri lo definirono un elemento estremamente pericoloso. Sul come mai non venne preso nessun provvedimento a suo carico, visto il parere estremamente negativo degli psichiatri, è forse da spiegarsi con la figura del padre Akira, un uomo molto ricco e potente, che sedeva al vertice della Kurita Water Industries
    Nel 1980. Dopo essere riuscito ad iscriversi all’Università de La Sorbonne, il ragazzo si trasferì a Parigi, per frequentare il corso di letteratura inglese.

    I primi tentativi:

    Sin dall’inizio, nella capitale francese, su ogni ragazza che incontrava, durante gli studi o in strada, ideava piani diabolici che però rimanevano solo nella sua mente. Tuttavia il desiderio di soddisfare la sua insana ossessione crebbe ogni giorno e alla fine dalla teoria passò alla pratica. Si procurò un fucile calibro 22 e cominciò ad uscire di casa ogni sera in cerca di prostitute da adescare in luoghi isolati.
    Più volte portò a casa una donna di piacere per ucciderla, ma al momento di agire, mentre le donne erano intente nell’utilizzo del bidet, non riusciva a premere il grilletto, paralizzato dalla paura. Secondo i suoi racconti, furono decine le ragazze che riuscirono a salvarsi per i suoi rimorsi di coscienza.

    L’omicidio:

    Nel suo corso c’era anche una ragazza olandese, Renèe Hartevelt, che catturò subito l’attenzione del giovane studente giapponese. Con la scusa della preparazione all’esame, riuscì ad invitarla a casa sua e presto capì che lei era la persona giusta su cui poter finalmente soddisfare il chiodo fisso che lo perseguitava dall’adolescenza. Al primo appuntamento il tentativo di uccidere la ragazza fallì perché dopo aver preso il fucile dall’armadio nella cantina si accorse che era il fucile si inceppò. Ma al secondo invito, mentre la ragazza era intenta a leggere una poesia tedesca, Issei Sagawa lo aveva preparato con cura e questa volta le sparò alla nuca uccidendola sul colpo.
    Come ho detto da lui stesso, usò questo delitto per divenire quasi una star in Giappone, e non si tirò mai indietro dal rispondere alla domande curiose dei giornalisti. Egli stesso ancora oggi racconta l’orrore dei giorni immediatamente successivi al delitto. Fece sesso con il cadavere e diede libero sfogo alla sua folle ossessione: mangiò la carne della giovane donna proveniente da vari parti del corpo, alcuni pezzi li mise in frigorifero e altri li mangiò tostati o con l’aggiunta di sale e mostarda. Un folle delirio che durò quattro giorni.

    L’arresto:

    Solo il 15 ottobre cominciò a pensare a come disfarsi della carcassa della giovane olandese. Infilò i resti in due grandi valigie che poi abbandonò nel Parco Bois de Boulogne. La maldestra operazione attirò l’attenzione di molti curiosi che presto chiamarono la polizia la quale, dopo avere svelato il macabro contenuto delle valigie, non tardò a risalire al giovane giapponese che era stato visto abbandonarle. Dopo l’arresto, Issei, che ammise subito le sue responsabilità, venne rinchiuso in un istituto psichiatrico a Villajuif.

    I medici francesi, dopo aver accertato la sua insanità mentale, lo dichiararono incapace di poter affrontare un processo. Sorse un problema: il costo per le cure, per il resto della vita di Issei, era ritenuto troppo elevato per il sistema giudiziario francese. Questo indusse le autorità a decidere per la sua estradizione in Giappone. Ma molto probabilmente la verità è che il padre non fu del tutto estraneo a questo sospettoso comportamento da parte della “giustizia” francese.

    Il rimpatrio:

    In Giappone venne ricoverato nell’ospedale Matsuzawa di Tokyo dove fu riconosciuto sano e perfettamente in grado di sostenere un processo. Le autorità nipponiche cercarono quindi di imbastire un processo con l’accusa di omicidio della studentessa olandese. Chiesero a Parigi l’invio della documentazione relativa al caso, ma, misteriosamente, dalla Francia non arrivò niente: per i francesi sarebbe stato un grosso smacco se Issei fosse stato processato e condannato dopo che loro l’avevano ritenuto inadatto a subire un processo.
    Il 12 agosto 1986, nell’impossibilità di processarlo pur ritenutolo sano di mente, a Issei Sagawa venne restituita la libertà. Un cannibale, reo confesso di uno dei crimini più orrendi che la società umana possa concepire, era ora un uomo libero.

    La fama:

    La morbosa curiosità del pubblico e dei mass-media era molto alta e Issei seppe approfittarne, infatti come detto, in poco tempo divenne una vera e propria star, molto richiesta in televisione e non solo. Un anno dopo aver riacquistato la libertà, scrisse un libro, “In the Fog“, in cui descrisse minuziosamente la sua storia, compresi i terribili giorni dell’omicidio della povera studentessa olandese. Il libro vendette 200.000 copie e venne accolto positivamente dai critici. Issei, col sorriso stampato in volto, era più che disponibile a raccontare del suo omicidio e il suo atto di cannibalismo, che ritiene ancora oggi una cosa normalissima. Venne spesso chiamato, da varie testate a commentare fatti di cronaca nera, scrisse vari libri e, ironia della sorte, ricoprì addirittura il ruolo di critico gastronomico. Divenne anche pittore, specializzato in nudi femminili.

    Nel 1983 addirittura i Rolling Stones gli dedicarono una canzone: “To Much Blood”.
    Oggi Issei Sagawa è un signore benestante, gentile e cordiale, che non disdegna di discutere del suo crimine nei vari talk show a cui viene invitato.
    Ma adesso tocca a voi, cosa ne pensate di questa storia? Questa è davvero l’esempio perfetto che coi soldi si può davvero comprare ogni cosa? Quindi è tutta colpa/merito del padre, o anche la “giustizia” francese e nipponica hanno contribuito a questo vergognoso capito della storia umana?

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