IL NECRONOMICON

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    Ares1996
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    IL NECRONOMICON: IL LIBRO DEI MORTI

    “Non è morto ciò che in eterno può attendere. E col passar di strani eoni anche la morte può morire.”

    STORIA:

    Il grimorio attribuito al temerario e folle arabo Alhazred descrive le immonde entità abitatrici della Terra primigenia e dettaglia i rituali grazie i quali è possibile entrare in contatto con esse, riaprendo loro la via del nostro pianeta e richiamandole dagli abominevoli intermudia che abitualmente infestano. E’ forse l’invenzione letteraria più fortunata di Lovecraft. “Il nome “Abdul Alhazred””, scrive in una lettera a Harry O. Fischer del febbraio 1937, “mi venne affibbiato da un adulto (non ricordo chi) quando avevo cinque anni e sognavo di essere un arabo dopo aver letto Le Mille e una Notte. Molti anni dopo pensai che sarebbe stato divertente usarlo come il nome dell’autore di un libro proibito. Il titolo Necronomicon (“nekros”, cadavere, “nomos”, legge, “eikon”, immagine = “immagine [o rappresentazione] delle leggi dei morti”) mi è balenato in mente nel corso di un sogno ma l’etimologia è perfettamente plausibile… Fu soltanto più tardi che mi preoccupai di trovare un titolo arabo plausibile (Al Azif, un termine che ho reperito in una delle dotte note poste da Henley a commento del Vathek di Beckford; lo uso in modo corretto, anche se è di seconda mano) da assegnare alle versione originale del testo del vecchio Abdul, tradotto dai bizantini come “Nekronomikon””. Sui due termini Necronomicon e Al Azif si sono intrecciate discussioni a non finire. Il critico S.T. Joshi ha fatto notare che il greco di Lovecraft in realtà non è corretto. Il termine dovrebbe spezzarsi così: “nekros”, cadavere; “nemein”, considerare, classificare; “-ikon”, suffisso aggettivale corrispondente al latino -icum. La traduzione corretta del titolo sarebbe dunque: “Una classificazione dei morti”. Altri dotti esegeti spezzano invece il termine in “nekros”, “nom-” e “-ikon”, ricavando in tal modo “Guida alle regioni dei morti”. Un’ulteriore suggestiva interpretazione dà “nekros”, “-nomia”: da cui “Dottrina della
    gestione dei morti”. Quanto ad Al Azif, Lovecraft spiega che è un termine arabo che indica certi rumori notturni dovuti agli insetti, che si supponeva essere “l’ululato dei dèmoni”: informazione – aggiunge desunta da una nota apposta al Vathek. Nel Vathek (celebre romanzo fantastico orientaleggiante scritto da William Beckford nel 1786) si leggono queste righe: “I buoni musulmani immaginarono di aver udito l’improvviso ronzìo di quegli insetti notturni che sono presagio di sciagura…”; alle quali l’erudito Samuel Henley (che eseguì la prima versione inglese del romanzo di Beckford, originariamente scritto in francese) fa seguire questa nota: “Si deve osservare che, nel quinto versetto del Salmo 95, l’espressione “il terrore della notte” viene resa, nella versione [della Bibbia] in old English, con l’espressione “the bugge by night” [l’insetto della notte]. Nelle prime colonie americane, ogni volatore notturno dal comportamento pencoloso veniva genericamente chiamato “bug”; da qui il termine “bugbear”, col significato di qualcosa che porta terrore ovunque vada. Beelzebul, o “Signore delle Mosche”, era uno degli appellativi onentali conferiti al diavolo; e il rumore notturno chiamato dagli arabi Azif si credeva fosse l’ululato dei dèmoni…” Da quali fonti Henley abbia tratto queste informazioni non è noto: a quanto sembra, infatti, non esiste in realtà in arabo un’espressione del genere. Il critico argentino Eduardo Pablo Giordanino, bibliotecario del Centro professionale di scienze economiche di Buenos Aires, fa un’ipotesi interessante: “Una fonte probabile è Richard Francis Burton. Leggendo una delle sue appendici alle Supplemental Nights (1887) che fanno parte della sua traduzione delle Mille e una notte, ho incontrato un riferimento a testi arabi di carattere occulto ed esoterico il cui autore. “Ali Aziz, effendi di Creta””. All’origine di tutto c’è, forse, uno dei più elusivi grimori della magia orientale: un testo noto come Kitab al-Azif o Kitab alUhud (Il libro del potere), attribuito alla figura semi-mitica del mago Abd el-Kadir o, in alternativa, dettato a Salomone dal dèmone Asmodeo. Di esso esiste una copia unica, una versione inglese settecentesca, che Henley avrebbe potuto conoscere. Il documento è intitolato The Book of Power, e reca nell’intestazione queste parole: “Segreti cabalistici del Maestro Aptolcater, Mago di Adrianopoli, trasmessi dalla più remota antichità. Tradotto in inglese da una versione greca a cura di J.D.A., sotto il patrocinio del Maestro A.N.K.B. e cominciato il giorno 16 giugno nell’anno di N.S. 1724”. Si tratta in sostanza di un rituale per l’evocazione di spiriti di varia natura, simile nell’impostazione alla più celebre Magia Sacra di Abra-Melin. Se ne può trovare una traduzione parziale in italiano in Jorg Sabellicus, Magia Pratica, vol. 2 (Edizioni Mediterranee, Roma 1971). E’ possibile che sia questa la fonte delle curiose notizie fornite da Henley.
    (Tratto dal Glossario in appendice a H.P. Lovecraft, Il vento delle stelle. Storie in versi e no, edizioni Agpha Press, pagg. 340, L. 34.000. Il volume può essere richiesto scrivendo alla redazione di “Occulto”).

    STRUTTURA:

    Il Necronomicon  è suddiviso in 7 capitoli:

    1. LIBRO DEI NOMI PERDUTI: Tratta del viaggio seguito dall’autore e di come gli sono stati rivelati i segreti
    2. LIBRO DEGLI ANTICHI: Chi sono, da dove provengono, dove dimorano e come richiamare gli Antichi?
    3. LIBRO DEI LUOGHI: Qui vengono descritti luoghi terreni ed ultra terreni reali e non e come raggiungerli
    4. LIBRO DELLE EVOCAZIONI: Rituali da usare e cancelli da aprire per evocare gli antichi ed altre presenze
    5. LIBRO DEI MATERIALI: attrezzature,materiali e protezioni che dovrà usare l’evocatore
    6. LIBRO DEI SEGNI: Simboli segni e linguaggi da utilizzare
    7. LIBRO DEI RITUALI: Cerimonie e rituali da usare per conoscere gli eventi passati e futuri ed i segreti dell’arte evocativa.

    Realtà:

    C’è incertezza su quale possa essere stata la fonte ispiratrice di Lovecraft per la creazione del Necronomicon. Secondo Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco sarebbe stata la Chiave di Salomone, un celebre grimorio che l’autore di Providence avrebbe conosciuto attraverso Ceremonial Magic, un libro di Arthur Edward Waite del 1898, mentre secondo lo studioso statunitense Roger Bryant il Necronomicon sarebbe un adattamento del Picatrix, un testo arabo di magia del XII secolo. Per Domenico Cammarota, invece, il Picatrix non può essere la fonte del Necronomicon perché non è un testo di magia, ma di alchimia e di erboristeria. Lovecraft, però, si sarebbe ispirato al suo autore, l’alchimista iracheno ‘Abd al-Latīf, per creare la figura di Abdul Alhazred.

    Il libro cominciò ad uscire dalla finzione letteraria per entrare nel mondo reale nel 1941, quando un antiquario di New York, Philip Duchesne, mise nel proprio catalogo un riferimento al Necronomicon, di cui forniva la descrizione e fissava il prezzo a 900 dollari. Nel 1953 il giornalista Arthur Scott, in un articolo sul mensile statunitense Sir!, sostenne che il Necronomicon fosse scritto su fogli di pelle umana prelevata da persone uccise con fatture stregonesche.

    Da quel momento si moltiplicano i riferimenti al Necronomicon sui bollettini dei bibliofili e perfino nel catalogo della Biblioteca Centrale dell’Università della California. Alla fine degli anni sessanta Lyon Sprague De Camp, durante un viaggio in Asia, acquista uno strano manoscritto proveniente da un villaggio del nord dell’Iraq e al ritorno lo fa esaminare da alcuni esperti statunitensi che però lo avvertono che il testo è una sequenza di segni priva di significato, che cerca di assomigliare al persiano e che risale al XIX secolo: un imbroglio, insomma. Sprague De Camp decide comunque di pubblicarlo in facsimile, raccontando la vicenda e facendolo passare per il Necronomicon, aggiungendo particolari inquietanti per rendere il tutto verosimile.

    Negli anni settanta Colin Wilson sostiene che Lovecraft mentiva quando affermava che il Necronomicon non esiste, per coprire le responsabilità del padre, affiliato alla massoneria egiziana fondata da Cagliostro e possessore di una copia del Necronomicon (probabilmente, nella traduzione inglese effettuata da John Dee).

    Roberto Volterri sostiene che il Necronomicon non sia del tutto un’invenzione letteraria di Lovecraft, ma che abbia tratto spunto da informazioni avute da Sonia Greene, già discepola di Aleister Crowley, per pochi anni consorte del “Solitario di Providence”.

    NECRONOMICON EX MORTIS:

     

    Libro simbolo della saga La Casa, in cui il protagonista è Ash Williams

    Ispirato al libro di Lovecraft ed ideato da Sam Raimi per la sua saga cinematografica

    Il Necronomicon ex mortis fu creato dagli Oscuri, esseri né umani né demoni, rilegato in pelle umana (con la copertina costituita da un volto orribilmente deformato) e scritto col sangue nella lingua degli antichi sumeri, il suo titolo originale era Naturom Demonto, il libro dei morti. Al suo interno vi sono illustrati profezie, incantesimi funerari, e passaggi per evocare i demoni. Il potere di questo libro era molto temuto dagli uomini in età antica e ancora nel Medioevo, quando i deadite quasi riuscirono a conquistare il mondo.

     

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